CONTINUA IL BRACCIO DI FERRO TRA ISTITUZIONI E CITTADINI

Il 16 febbraio nella sede Lila di Catania è stata tenuta una conferenza stampa dagli avvocati dei Comitati No MUOS, Paola Ottaviano e Sebastiano Papandrea, per fare delle considerazioni circa la sentenza TAR n.641/2015. Si tratta di una sentenza importante perché come spiega l’avvocato Ottaviano “mette nero su bianco per la prima volta le motivazioni dell’attività di protesta svolta sin dal principio dai Comitati No MUOS”.

Insomma finalmente un tribunale (il TAR) si è accorto delle ragioni che hanno spinto i cittadini, siciliani e non, a manifestare per quella che sin da subito si è configurata come un’opera non solo potenzialmente dannosa ma anche abusiva poiché costruita senza consenso popolare, senza nessun tentativo di mediazione e soprattutto senza aver compiuto studi validi in merito.

Il TAR ha ritenuto che “i provvedimenti della “Revoca delle revoche” della Regione Siciliana del 24 luglio 2013 si sono fondati non su valutazioni di interesse pubblico ma bensì su vizi delle autorizzazioni originarie”. In cosa consistono questi vizi?

Primo: sono stati compiuti studi non scientifici riguardo i rischi per la popolazione e l’ambiente, non scientifici perché basati su dati presuntivi piuttosto che oggettivi.

Secondo: anche gli studi riguardo i rischi per il traffico aereo sono carenti, e anzi in fase di autorizzazione non sono stati presi per nulla in considerazione.

A tal proposito, ricorda l’avv. Papandrea, come il MUOS in origine era destinato ad essere realizzato nella base di Sigonella. Si è deciso di rinunciare a tale collocazione perché uno studio delle forze armate statunitensi ha evidenziato come fosse realistico il rischio di innesco indesiderato degli ordigni presenti sugli aerei. Ecco: ancora oggi non vi è alcuno studio che dimostri che tale rischio sia scongiurato visto che Sigonella si trova a soli 67 km da Niscemi. Inoltre, l’ENAV ha fatto presente che il MUOS interferirebbe con 12 rotte fra gli aeroporti di Comiso, Sigonella e Catania.

Ma non è tutto. Il MUOS è stato costruito nella zona A della Riserva Naturale Orientata Sughereta di Niscemi (nonché Zona di Interesse Comunitario) nonostante l’autorizzazione paesaggistica fosse scaduta e mai rinnovata.

Tali vizi appena elencati hanno reso la Revoca delle Revoche un atto nullo e ciò avrebbe richiesto un nuovo iter autorizzatorio che non è mai stato avviato.

Morale della favola? Nonostante i Comitati No MUOS dei cittadini si siano sempre opposti alla realizzazione di quest’opera abusiva e illegittima, le istituzioni (Ministero della Difesa, Regione Siciliana, Soprintendenza di Caltanissetta e Agenzia delle Foreste Demaniali) hanno proceduto indisturbati nella realizzazione di quest’ennesimo “monumento all’illegalità”.

E se qualcuno pensa che i paradossi siano finiti, dovrà ricredersi sapendo che durante la costruzione del MUOS le forze dell’ordine hanno scortato gli operai di una ditta privata di certificazione antimafia (in teoria obbligatoria per legge per questo tipo di opere).

Insomma una scorta per garantire abusivismo e illegalità è un segnale che decisamente sconforta i cittadini onesti ma non a tal punto da interrompere il cammino coraggioso che porterà (si spera) alla demolizione di questo impianto.

Inutile ricordare che di certo la sentenza del TAR sarà oggetto di appello, il che equivale a dire che il braccio di ferro tra istituzioni e cittadini non si è ancora concluso: per questo il 4 aprile ci sarà l’ennesima manifestazione nazionale No MUOS a cui tutti siamo invitati a partecipare.

Infine, un’ultima considerazione: dire che il MUOS potrebbe essere strategico per la difesa nazionale, specie in vista della minaccia dell’Isis, nonostante non si conoscano né le modalità di funzionamento né gli scopi e nonostante potrà essere utilizzato esclusivamente dal governo USA, è a dir poco assurdo. E dalle nostre stesse istituzioni chi ci difende?

(articolo pubblicato su : http://www.isiciliani.it/il-tar-boccia-il-muos)



Ivana Sciacca

Laureata in Scienze della comunicazione, volontaria GAPA e collaboratrice de I Cordai e de I Siciliani giovani ha coniugato la vocazione per il sociale, la passione per la scrittura e la magia della fotografia. Da questo connubio è nata la volontà di provare a guardare ciò che ci circonda con occhi nuovi: uno sguardo che non si assopisce nel torpore della quotidianità e che si traduce attraverso l’immanenza delle immagini e la spinta riflessiva richiesta dalle parole.




Teresa Zingale

Da una formazione artistica le nasce la passione per la fotografia. L’esperienza nel settore sociale e del volontariato ha maturato in lei il desiderio di comunicare emozioni, ingiustizie, passioni attraverso lo scatto fotografico.



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