Don Piero Galvano ci riceve nella casa di accoglienza in via Damiano Chiesa insieme ad alcuni volontari. Insieme a loro ci sono anche due giovani donne con i loro rispettivi bambini: per ora questa è la loro “casa”. Qui infatti trovano ospitalità (e non solo) donne che hanno subito uno sfratto esecutivo o violenze familiari: quest’appartamento confiscato alla mafia viene utilizzato così. E’ un ambiente molto accogliente che i volontari della Caritas gestiscono con professionalità e calore umano.

Quando vi è stata assegnata la sede?

Direttore: Un anno fa, dal Patrimonio del Comune di Catania, in seguito al verbale di consegna, nella persona dell’Architetto Catalano che è venuto consegnandoci le chiavi.

E’ passato molto tempo dal momento della richiesta a quello dell’assegnazione?

Volontario: Don Enzo Algeri, il responsabile precedente, ha fatto richiesta all’Agenzia Nazionale a Reggio Calabria al prefetto Romano. E’ stata fatta esattamente a settembre del 2013. L’Agenzia rispose alla Caritas dicendo che avrebbe inoltrato la richiesta al Comune di Catania chiedendo di avviare la disponibilità di beni da destinare alla Caritas Diocesana, a noi inviata per conoscenza. Nel periodo gennaio/febbraio 2014 il Comune di Catania mandava una lettera dove dava la disponibilità di questo bene, che noi abbiamo accettato. Siamo andati a vederlo, era di nostro gradimento per la finalità che c’eravamo predisposti e a giugno/luglio 2014 abbiamo fatto il verbale di consegna dell’immobile ad uso delle ragazze madri, ad agosto abbiamo iniziato.

Con quale durata vi è stato assegnato questo bene?

Per la durata del progetto che sarà due anni, rinnovabile.

Avete fatto interventi di manutenzione usufruendo dei fondi europei?

La Conferenza Episcopale Siciliana si è fatta promotrice di alcuni progetti delle Caritas Diocesane della Regione Sicilia. Parliamo di fondi meramente irrisori. Qua avevamo solo i muri: tutto l’arredamento, gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria e la messa in sicurezza dell’immobile (sia per quanto riguarda l’impianto elettrico sia per la normativa d’incendio e sicurezza) sono stati tutti a carico nostro. Questo contributo ha permesso l’avvio del progetto, poi la Caritas si è  fatta carico di ciò che serve ai bambini, quindi dai generi alimentari ai farmaci. Attraverso il nostro progetto, si prende in carico la persona che vive una situazione di disagio e si cerca di renderla autonoma.

Come funziona in termini concreti? Una persona che ha bisogno cosa deve fare?

Assistente sociale: Solitamente vengono segnalate dai servizi sociali, da privati o dalle parrocchie. Sono perlopiù donne che dopo uno sfratto esecutivo si ritrovano in strada o che hanno subito di violenze familiari. Si rivolgono all’help center e fanno un colloquio con me e col direttore. Dopodiché la persona viene accolta nel gruppo-appartamento.

Come aiutate una donna che ha subito violenza?

Nel momento in cui viene accolta inizia un percorso: viene contattata da MAIA, un’associazione che con loro inizia un percorso con lo psicologo. La donna ha la possibilità di denunciare ma spesso i casi che abbiamo avuto sono stati di donne che sono rimaste qua due settimane e poi hanno scelto di andare via.

Facciamo rete sia con l’ASL per la salute mentale, sia con le ACLI per l’orientamento lavorativo e il microcredito, ma anche con gli avvocati qualora la donna avesse bisogno di un supporto legale.

Questo allora è solo un luogo passeggero in attesa di una sistemazione?

Direttore: Sì, infatti è provvisorio e non definitivo, serve solo per non lasciare le persone per strada. La convivenza è un po’ problematica perché ognuna di loro ha problemi alle spalle, per cui convivere insieme non è facile perché quando arrivano all’help center vengono con i propri drammi personali: chi dorme fuori, chi non ha un tetto, chi ha il problema di mangiare, chi ha quello dell’igiene. Basta un niente per causare una scintilla. L’assistente sociale le aiuta attraverso il dialogo e la pazienza.

Quante stanze ci sono in questo appartamento?

Assistente sociale: Ci sono tre camere da letto per accogliere tre donne.

Come mai nel periodo primaverile qua era tutto chiuso?

C’è stato un periodo, che pur avendo molte richieste e prenotazioni, mancavano alcune autorizzazioni di agibilità e di sicurezza: la burocrazia a Catania è lenta! Perciò per aiutare le donne ci siamo appoggiati alle suore o ad altre case-famiglia.

A partire da quando sono state accolte le donne in questa struttura?

Abbiamo iniziato ad agosto 2014 e siamo entrati a regime da febbraio/marzo 2015. Il progetto durerà diciotto mesi, rinnovabili. Poi bisognerà vedere la convenzione che stipuleremo con il Comune e per quanto tempo ci rinnoverà l’assegnazione dell’immobile.

Avete ricevuto intimidazioni a causa dell’assegnazione di questo bene?

No, nessuna intimidazione.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata