In via Randazzo 27 ci troviamo davanti a una villetta di tutto rispetto con un giardino un po’ trascurato. Suoniamo al citofono dell’ANVEZ augurandoci di trovare qualcuno ma niente. Ci torniamo diverse volte in diversi orari ma il copione è sempre lo stesso. Consultiamo il sito dell’ANVEZ sperando di poter reperire un contatto telefonico, ma niente. A questo punto, ripetiamo la stessa operazione su alcuni social network e finalmente riusciamo a contattare la presidente di questa associazione animalista, la signora Agata Azzarello.

Che tipo di attività svolge la vostra associazione?

Noi ci occupiamo prevalentemente di animali domestici, quindi cani e gatti. Onestamente più di cani che di gatti perché di questi ultimi ce ne occupiamo direttamente sul territorio. Mentre per quanto riguarda i cani spesso ci portano delle cucciolate o anche quelli abbandonati per strada: spesso li teniamo in questa sede ma quando non c’è più spazio li portiamo nei nostri appartamenti.

Non abbiamo né finanziamenti, né fondi, né prestiti, né regali: tutto è frutto della nostra attività di volontariato e dei nostri stipendiucci. 

Questo immobile quando ci è stato assegnato dal Comune di Catania era in condizioni pietose: non c’era veramente niente, niente vuol dire che c’era persino il tetto crollato!

La procedura di assegnazione è stata molto lunga?

Inizialmente questa sede era stata richiesta per altre associazioni. Quando noi abbiamo avuto il riconoscimento come associazione ANVEZ avevamo visto altri immobili, ma questo era piccolino e ci bastava come deposito e quindi abbiamo proceduto con la richiesta. Non è stata una procedura lunghissima ma neanche breve: saranno passati quattro mesi circa.

C’è qualche vincolo di parentela tra la famiglia che abita in questo palazzo e il proprietario di questo appartamento a cui è stato confiscato, che Lei sappia?

Noi non sappiamo a chi è stato confiscato il bene, non ne sappiamo niente. Abbiamo sentito dire che venne messo in vendita e acquistato da un prete, e successivamente ci sono stati ulteriori atti di vendita. Da come è strutturato l’edificio si capisce che probabilmente era stato pensato come una sorta di bunker: tant’è che neanche i telefoni prendono ed è pure insonorizzato! Probabilmente veniva utilizzato per il gioco d’azzardo. Quando siamo arrivati qui abbiamo trovato diversi tavoli, il tetto crollato, le porte divelte, le serrature non si potevano aprire, il citofono non esisteva più e i fili della luce erano tagliati. Tutte cose che fanno pensare a danneggiamenti causati appositamente.

Da quanto tempo siete in questa sede?

L’immobile ci è stato assegnato per tre anni e noi siamo qui già da due. Anche se, contattando l’Agenzia Nazionale che ha sede a Reggio Calabria, mi è stato detto che l’assegnazione di un bene tecnicamente non dovrebbe essere inferiore ai dieci anni, perché le associazioni che eseguono lavori di ristrutturazione a spese loro devono avere modo di scorporare almeno i costi sostenuti. Tra l’altro ci è stato anche comunicato che sono previsti dei fondi europei riguardo alla riqualificazione dei beni confiscati.

Tuttavia a noi all’epoca il bene è stato assegnato con una durata triennale, poi abbiamo avuto dei problemi con il Comune per questioni dovute a scorrettezze da parte di altre associazioni che erano interessate ad ottenere questo immobile una volta ristrutturato, per cui si sono inventate storie come quella secondo cui il nostro ex presidente avrebbe fatto campagna elettorale in questa sede: cosa che non è assolutamente vera! Ma comunque adesso il presidente sono io: sono state fatte una serie di considerazioni in merito a questo episodio e il Comune di Catania ha avuto non solo la mia lettera di “incavolatura” ma anche 180 firme da parte delle persone che vivono nel quartiere, tutta gente animalista che ci vede quotidianamente e che sa quello che facciamo qui! E tuttora non abbiamo avuto alcuna risposta dal Comune.

Vi è stato revocato il bene?

Il bene allo stato attuale ci è stato revocato ma non ci è stato detto più nulla. La revoca è avvenuta nell’ottobre 2013 ma nessuno è venuto ufficialmente a chiederci le chiavi.

Io comunque ho avuto modo di discuterne con l’Agenzia Nazionale mostrando il verbale della Guardia di Finanza che tutto dice tranne quello che è stato scritto sui giornali: mi hanno detto che ho ragione in base alle controprove che ho avuto modo di esibire ma ancora persiste una situazione di stallo.

Ma quindi la questione della revoca di questo bene è ancora aperta?

E’ aperta per il semplice motivo che rispetto a quello che ho scritto loro non sono stati capaci di dare delle risposte. Appena risponderanno in modo scorretto, denuncerò il Comune di Catania che dovrà rispondere di come ha fatto a dare delle sedi senza alcun procedimento per assegnarle. Prima di revocare la sede a noi dovrebbe spiegarci in che modo ha assegnato gli altri beni! L’unica associazione che a Catania ha l’assegnazione scritta siamo noi. C’è chi ha Villa Curia, c’è chi ne ha altri!

A dire il vero il Comune ha diffuso una lista ben precisa di beni confiscati, e tra questi Villa Curia non figura.

Questo non lo saprei dire, ma la revoca della nostra sede si è basata su motivi inesistenti, visto che io ho portato le firme delle persone del quartiere che dichiarano che noi qui operiamo esclusivamente come ANVEZ, la dichiarazione del tipografo che ammette l’errore in cui è incorso, e tante altre prove ancora… Io penso che stanno aspettando che scadano i tre anni così l’assegnazione decade in automatico. Ma non permetteremo ugualmente che ciò avvenga perché qui abbiamo investito dei soldi per ristrutturare l’immobile, e il minimo è che ci venga rifatta un’assegnazione decennale così come prevede la legge.

Ma quindi avete una causa in corso con il Comune di Catania?

No, perché sarebbero occorsi diecimila euro e non ci è sembrato il caso. La legge a livello nazionale in materia di beni confiscati è uguale per tutti, che poi il Comune possa decidere arbitrariamente sulle assegnazioni è un altro discorso!

Ma ogni tanto è mai venuto qualcuno a verificare il regolare svolgimento delle vostre attività?

No, non si è mai visto nessuno. Noi abbiamo stilato le relazioni tecniche sulle nostre attività ogni sei mesi, come previsto, ma da quando è accaduto questo disguido visto che non abbiamo ricevuto alcuna risposta da parte del Comune abbiamo smesso pure di scrivere quelle.

L’ex presidente Francesco Giuseppe Pace attorno al quale è sorto questo “equivoco” opera ancora all’interno dell’ANVEZ?

Lui è rimasto come socio minoritario, ma non opera all’interno dell’associazione.

Ma cos’è successo esattamente?

Questa storia è partita da litigate tra associazioni! Sono venuti qua due finanzieri che furono mandati da gente di altre associazioni che tuttora si campano ricevendo fondi e finanziamenti. Ma su questo stendiamo un velo pietoso…

Come hanno fatto a segnalare un fatto che lei dice non essere vero?

Evidentemente avevano le giuste amicizie ma quando le forze dell’ordine sono giunte qua non hanno trovato niente! Il problema è sorto tutto su un errore del tipografo: ha messo sui volantini di candidatura fac-simile dell’ex presidente Pace la via Randazzo e su quelli dell’ANVEZ la via Librino 15! Ha invertito gli indirizzi sbagliando!

E quando sono venuti i finanzieri a verificare senza avvisarci hanno constatato che non c’era nessuna scritta di comitato elettorale né all’esterno né sul citofono, e hanno trovato soltanto una decina di volantini fac-simile sul tavolo insieme alle chiavi del presidente. Voglio dire: se si va in bagno, è normale che si appoggino sul tavolo dell’ingresso! Ma purtroppo l’interesse ad estrometterlo è stato più forte e quindi la cosa è stata ingigantita.

Tra l’altro quei volantini li avevo finanziati io, e onestamente dopo aver speso 5 mila euro non era il caso di rifarne altri. Il fatto che c’erano diatribe in corso con altre associazioni ha fatto il resto, nel senso che vedere in giro i volantini con quell’errore tipografico è stato fondamentale per costruire l’accusa. Ma quando è venuta qua la Finanza io c’ero e non hanno trovato niente, a parte quei dieci volantini.

Il Comune ha fatto la sua relazione sull’episodio all’Agenzia Nazionale che ha risposto che prima di procedere con la revoca era necessario che ci si accertasse della veridicità del fatto. Invece il Comune ha proceduto con la revoca immediata, senza verificare niente!

Oggi dopo questo episodio stiamo lavorando molto meno: alcuni volontari sono andati via, altri li abbiamo dovuti mandare noi perché avevano a che fare con certe “manciuglie”. Noi qua dentro abbiamo tenuto centinaia di cani, mettendoci dei soldi di tasca nostra per pagare le utenze! Se il Comune dovesse restituirci i soldi che abbiamo speso nella sola ristrutturazione non se ne verrebbe a capo!

Oltre a questa sede ne avete altre?

Questa è la sede operativa: qui c’è una sala dove teniamo trasportini, una sala riunioni, una cucina e un giardino che in questo momento non è molto curato. Mentre la sede legale è in via Trieste dove opera il nostro socio commercialista.

I cani li tenevate in questa struttura?

I cani li tenevamo qua, sì. In queste sale, nel gabinetto e a volte anche in giardino.

Come mai non ci sono cani adesso?

Perché al momento non ci sono volontari disponibili e perciò li teniamo nelle nostre case.

Quindi al momento non state utilizzando l’immobile per lo scopo per cui vi è stato assegnato?

Questa sede ci è stata assegnata come deposito, non per tenerci i cani! Ed è come deposito che lo usiamo attualmente. Ma se ci sono più cani del dovuto, considerando che i volontari rimasti non possiamo tenerne più di due a testa nelle nostre case, li lasciamo qua.

Con quale cadenza venite a fare volontariato qui?

Fino a un mese fa venivo tre volte al giorno in questa sede perché c’era un cane malato a cui somministrare il cortisone almeno due volte al giorno. Purtroppo è morto.

Ma come funziona la vostra attività? Vi contattano le persone quando trovano cucciolate? Li prelevate per strada?

Noi tecnicamente abbiamo avuto cani o che provenivano dalla strada o che ci venivano consegnati dai Comuni. Fino ad oggi in 4 anni abbiamo ospitato circa 350 cani.

Come mai sul vostro sito non vi è indicata alcuna modalità per potervi contattare?

Inizialmente il sito dell’ANVEZ non è stato fatto da me personalmente ma da un nostro volontario che adesso non è più con noi. E quindi ci sono stati questi tipi di disguidi.

Se mancano i volontari, c’è il rischio che l’attività non possa essere portata avanti. Come fate a fronteggiare questa carenza di risorse umane?

Quando i volontari c’erano ma non erano presenti, ai banchetti andavamo io, mio fratello e il sig. Pace. Non sempre l’unione fa la forza: tipo per Natale o per Ferragosto era come non averne volontari! Quando c’era bisogno di accudire i cani in quei giorni festivi non venivano i volontari ma sempre noialtri! Non è solo una questione di fare volontariato, perché se ci sono animali ammalati bisogna accudirli al di là di tutto.

Io e Pace abbiamo fatto parte di un’associazione che ci ha truffato soldi: tutto era tranne che un’associazione animalista seria! Tra l’altro io avevo deciso di iscrivermi perché un’altra associazione si è permessa di rubare i miei cani da dentro il recinto del mio terreno perché, sosteneva, erano soli!

Dopo queste peripezie abbiamo deciso di fondare un’associazione noi anziché appoggiarci a quelle già esistenti, proprio perché ci siamo resi conto che non è affatto un bell’ambiente quello delle associazioni animaliste! Molti ci vivono di queste forme di associazionismo, io no perché facendo il medico non ne ho bisogno, aiuto gli animali perché è nella mia natura, non per soldi.

E lei non ha fatto niente dopo questo episodio?

E che potevo fare? Una cosa è che te lo dicono, un’altra è avere prove! Avrei dovuto cercare i miei cani per tutta Catania e provincia?

La rabbia c’è, ma se questa gente è ben appoggiata c’è poco da fare! Pace lo hanno criticato ma per quest’associazione ha fatto tanto: lui a livello di operato, io a livello economico. Adesso non è più come prima perché preferiamo andarci cauti: stiamo lavorando ad alcuni progetti, specialmente di canili, ma tutto a spese nostre senza finanziamenti di nessun tipo.

Potremmo documentare qualche vostra attività?

Quando faremo qualche banchetto vi faremo sapere. Noi di solito li facciamo fuori Catania, nelle sagre di paese. Chi vuole un cane ci contatta sul sito e glielo facciamo avere. Se non ne abbiamo ci appoggiamo alle poche associazioni serie rimaste. Questi cani li diamo in modo totalmente gratuito e li consegniamo dotati di microchip. Inoltre chi li adotta, deve fornirci una copia dei documenti di identità e di solito continua a rimanere in contatto con noi tenendoci aggiornati sul cane e spesso mandandoci anche delle foto.

Abbiamo fatto anche delle attività nelle scuole, attraverso una serie di progetti che sono stati presentati in alcune scuole di Librino. Abbiamo fatto corsi teorici seguiti da corsi pratici in cui portavamo un cucciolo per far venire i ragazzini a contatto con gli animali.

Se qualcuno volesse diventare volontario della vostra associazione?

Si iscrive, gli dò le chiavi e così può venire a divertirsi! Non è un problema, ma purtroppo non è facile trovare nuovi volontari, specialmente dopo quello che è successo.

La nostra è stata la prima associazione ad essere iscritta all’albo regionale della protezione animale, abbiamo fatto scuola in molte cose. La prima volta che abbiamo fatto un banchetto, le altre associazioni avevano esposti dei materiali abbastanza semplici, roba da accampamento! Mentre noi abbiamo introdotto gazebi di un certo tipo, gadget, striscioni e altre cose del genere. Questo ha creato degli attriti perché forse pensavano che volevamo rubare loro qualche appalto comunale. E a quel punto abbiamo evitato di collaborare con loro o di partecipare agli stessi eventi proprio perché ogni volta era una litigata.

Una volta è scoppiato un litigio perché sostenevano che i nostri cani non fossero microchippati, mentre in realtà erano i loro ad essere sprovvisti di microchip: non li abbiamo denunciati solo per evitare che i cani andassero a finire in mezzo alla strada. Il problema si deve creare solo a chi maltratta davvero i cani. Non ci si può mettere a creare un problema a un’associazione perché è poco seria o a un’altra perché ci mangia! Altrimenti non se ne esce più! Noi di queste cose ne discutevamo in riunione e poi decidevamo come agire: abbiamo un reportage su quel sedicente canile che c’è a Belpasso e che è andato a fuoco, eppure non l’abbiamo mai tirato fuori, proprio per evitare ulteriori disagi ai cani. Evitando di ulteriori dissapori è finita che ci hanno mandato la Finanza! Questo episodio, insieme all’opera dissuasiva nei nostri confronti, ha pesato molto sulla nostra attività. Noi come ANVEZ non abbiamo mai chiesto soldi: la sede quando ci è stata assegnata ha rappresentato un punto di riferimento. Prima che ciò accadesse ci riunivamo nella segreteria politica di un amico medico: dopo le 22 di sera facevamo i nostri incontri. Ma ad un certo punto abbiamo deciso di chiedere una sede che fosse nostra.

Comunque purtroppo la verità è che in questo settore ci mangiano, e la dovrebbero smettere. Vogliono fare volontariato con gli animali? Lo facciano con le proprie forze!

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