Prima della nascita dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, l’Agenzia del Demanio attraverso la Prefettura si occupava dell’assegnazione dei beni confiscati. Addio Pizzo e Libera sono le uniche associazioni che hanno avuto un bene confiscato assegnato con questa procedura.

Abbiamo intervistato Chiara Barone, presidente di AddioPizzo, l’associazione antiracket che  ha sede nell’immobile confiscato in Via Grasso Finocchiaro condiviso con Libera.

Quando vi è stato assegnato questo edificio?

Eravamo nel 2009, c’era il Prefetto Finazzo. Questo Prefetto, siccome se ne stava andando ed era un Prefetto di sostanza,  ha detto “ Benissimo, abbiamo quest’appartamento in via Grasso Finocchiaro, non assegnato, io voglio che questo bene vada ad AddioPizzo e Libera punto e basta.” Quindi lui, dal suo punto di vista assolutamente in buona fede, ha detto – Voglio che vada a delle associazioni che poi veramente lo usano, lo gestiscono etc…– E quindi per noi è stato un onore.

Quindi voi non lo avete richiesto, ma vi è stato assegnato?

Si; è stata una procedura anomala, anche perché non c’era la normativa di assegnazione dei beni che c’è oggi. All’epoca esisteva l’Agenzia del Demanio e del Territorio e non c’era l’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati, quindi le procedure che si seguivano erano del tutto diverse; tutto passava per la Prefettura, mentre oggi la Prefettura sostanzialmente non ha nessun potere.

Allora abbiamo organizzato degli incontri con il Comune di Catania,  l’Agenzia del Demanio, l’Agenzia del Territorio, e noi di Addio Pizzo e Libera. Gli incontri si sono tenuti in Prefettura e ci sono voluti nove-dieci mesi per arrivare a un contratto di comodato d’uso. Inizialmente questo appartamento era da ristrutturare, mancavano porte, pezzi di pavimento, impianto elettrico impianto idrico, gas, insomma tutto. Il Comune nel contratto di comodato d’uso che ci propose all’inizio diceva “Noi ve lo diamo in comodato d’uso gratuito, voi non pagate una lira per stare là dentro però lo dovete ristrutturare e noi ve lo possiamo togliere quando vogliamo senza motivo e con un minimo di preavviso.”

Noi, siccome siamo buoni ma non siamo cretini, abbiamo detto no. Anche perché siamo un’associazione che comunque cerca di autofinanziarsi con il cinque per mille. Poche volte nella vita abbiamo avuto accesso a fondi regionali e tutto il resto, poi all’epoca eravamo ancora più piccoli come associazione. Abbiamo detto  al Comune “No, se noi ci assumiamo quest’incarico almeno ci dovete garantire un tot di anni per godere di quello che abbiamo fatto noi”.

Comunque, tutto quello che siamo riusciti ad ottenere è stato solamente perché la Prefettura ha fatto molta pressione al Comune perché si comportasse bene con noi, contrattualmente parlando; alla fine hanno ceduto e noi abbiamo l’obbligo di relazione semestrale al Comune su come gestiamo l’appartamento, obbligo che rispettiamo sempre. Dopodiché ci sono voluti un paio di anni per trovare tutti i fondi necessari per ristrutturare. Premetto che chiedevamo, ventimila euro per ristrutturare e ammobiliare.

Ma non avete avuto accesso a fondi europei?

No, no. Più che i fondi europei noi abbiamo provato con i fondi del Consorzio per i Beni Confiscati, all’epoca era gestito da tale Lucio Guarino però lui diceva “Chiedete troppi pochi soldi; noi ristrutturiamo beni dal valore più alto, diciamo dell’ordine di centinaia di migliaia o milioni di euro.”  Ventimila euro non era un progetto per loro evidentemente finanziabile.

Tutte le associazioni che abbiamo intervistato finora si sono fatte carico delle spese di ristrutturazione, come mai voi no?

Un giorno c’era un dibattito mediatico tra Maroni e Saviano su chi fosse il vero antimafioso, e noi abbiamo colto quest’occasione e abbiamo fatto un comunicato, come ne facciamo tanti, dicendo “Anziché fare la gara a chi è più antimafioso, perché qualcuno qua non ci aiuta a ristrutturare questo bene, che sono due anni che ce l’abbiamo e non riusciamo a metterlo in funzione.” E allora è intervenuta la Provincia di Catania; all’epoca c’era Castiglione come Presidente ma la scelta ovviamente è della Giunta, noi da Castiglione come persona ovviamente non abbiamo preso nulla. Siccome qualcuno ci ha detto “Voi prendete soldi da Castiglione “ no, noi non prendiamo soldi da nessuno; noi e Libera abbiamo preso i soldi dei cittadini, quindi i fondi pubblici chiaramente, che abbiamo speso secondo me benissimo perché ne è valsa la pena. Lui in quanto Presidente ha semplicemente recepito la nostra richiesta, la Giunta della Provincia di allora ha deliberato di darci questi fondi in due tranche: loro ci davano diecimila euro e noi iniziavamo i lavori, appena finivamo quei soldi gli chiedevamo la seconda tranche. Quando abbiamo finito tutto, con ventimila euro, tutto quanto anche gli infissi e l’arredamento, l’abbiamo inaugurato alla presenza di tutte le istituzioni, e quindi è da circa quattro anni che funziona.

Non vi sembra ingiusto nei confronti delle altre associazioni che non hanno ricevuto niente?

No. Nel senso che mi sembra ingiusto per loro, cioè mi sembra ingiusto che un’associazione venga messa nelle condizioni di dovere fare la fatica da sola. A me sembra giusto quello che è successo a noi e ingiusto quello che è successo agli altri, ma non per una questione di disparità. È ingiusta perché certo non hanno avuto la stessa possibilità, però siccome io purtroppo sono abituata a parlare per esempi concreti e non per situazioni generali di cui non conosco le vicende (perché ci sono tante associazioni, non sto facendo riferimento a qualcuno in particolare…dico solo che certe volte a fronte di un mancato riconoscimento di qualcosa, di un diritto di qualunque genere, ci possono essere delle associazioni non meritevoli, delle istituzioni che magari in quel momento storico…voglio dire, noi in quel momento storico siamo stati particolarmente fortunati perché abbiamo saputo fare una richiesta fatta bene, affidabile, con progetti concreti e carte alla mano; noi siamo abituati a fatturare, abbiamo sempre tutti i bilanci trasparenti, fatevi un giro sul nostro sito…è tutto online. Questa è una cosa che non fanno tutte le associazioni! Noi siamo un’associazione valida…io non penso sia fortuna, penso che abbiamo messo insieme tante cose; c’è stato qualcuno che ha voluto che noi l’avessimo, noi ce lo siamo sudato e secondo me meritato, siamo affidabili economicamente come trasparenza, siamo un’associazione solida, avevamo dei progetti belli che volevamo proporre al quartiere, e quindi evidentemente qualcuno ha creduto in noi. Allora io cosa dico: va bene che si può essere sfortunati a trovare l’istituzione che non ti ascolta. Inoltre bisogna vedere quanto chiedi, perché ad esempio noi probabilmente chiedevamo una cifra che da un lato non era troppo piccola, perché non è che stavamo chiedendo mille euro, dall’altro non era una cifra esagerata. In quel momento c’è stata un’istituzione che ha creduto di poterci dare una mano, e io non mi posso sentire in colpa per le altre associazioni.

Qual è la durata del contratto per l’assegnazione di questo bene?

Novennale, rinnovabile. In realtà abbiamo scoperto pochissimi giorni fa dalla Prefettura che noi avremmo avuto diritto, ristrutturando, a un periodo ancora più lungo; quasi ventennale.

Per quali attività utilizzate questo edificio?

Un sacco. Per esempio abbiamo iniziato col doposcuola, inizialmente abbiamo incontrato delle difficoltà nel reperire dei bambini, e dopo parecchi mesi, attraverso un lavoro di volantinaggio nel quartiere ci siamo fatti conoscere, infine ci siamo rivolti all’Assessorato alle Politche Sociali,  a cui abbiamo esposto le nostre difficoltà nel reperire bambini per il doposcuola. L’Assessore di allora, Pennisi  se non sbaglio, ci ha indirizzati presso i servizi sociali di Picanello, nello specifico con la dottoressa Leonardi. Ci ha aiutato a indirizzarci sul territorio, parlare col prete e poi magari qualcun altro…ecco perché dico beccare le persone giuste! Abbiamo trovato finalmente i bambini, non tantissimi però li abbiamo trovati, e delle famiglie. È stata un’esperienza bellissima che non abbiamo potuto ripetere, per una questione di forze umane, l’associazione è composta da nove persone.  Successivamente  con la collaborazione con la casa famiglia Arcobaleno, con cui lavoriamo da tre anni, abbiamo fatto un cineforum, corsi di fotografia; abbiamo anche aperto una biblioteca e una cineteca nell’appartamento, e chiunque può accedervi.  L’appartamento, aldilà dei singoli progetti, per noi è la sede; significa che lì svolgiamo le riunioni almeno una volta al mese, le commissioni di garanzia, cioè quei momenti in cui noi incontriamo gli imprenditori che vogliono entrare nella lista pizzo-free, o se c’è un imprenditore che vuole denunciare e ci vuole incontrare.

Fate consulenza legale?

Si, si. Legale, psicologica e commercialista. Abbiamo delle figure che gratuitamente mettono a disposizione la loro attività professionale, perché siamo anche un’associazione antiracket.

Avete ricevuto intimidazioni?

Mai. Non gli interessa fare questo, sarebbe da cretini. Ci sono associazioni che se ne approfittano, ci sono imprenditori che se ne approfittano, allora uno deve conoscere la storia di quella persona…non è tutto oro quello che luccica, mai in nessun ambiente. Come seconda cosa e questo vale per gli imprenditori antiracket, ancora in molti credono che ti ammazzano quando denunci il pizzo, ma non è così. L’ultimo imprenditore morto è Libero Grassi, da lui in poi le cose sono cambiate grazie al suo sacrificio e alla sua testimonianza  di ribellione lo Stato ha dovuto reagire. Oggi la mafia dice  – io da quello col bollino pizzo-free della lista di AddioPizzo non ci vado perché so che sono solo camurrie -.

Se questo è vero, perché la cooperativa di Libera a Ramacca ha subito danneggiamenti?

Magari là hai a che fare con quello che è il “fuori controllo” per la criminalità organizzata; forse il pastore, che magari pensa che gli hai distrutto il territorio e a modo suo cerca di farsi sentire, e le cooperative di Libera a volte le hanno subite queste cose.

Siamo solidali con le tutte le associazioni più sfortunate che non hanno una sede, come ad esempio l’orchestra Falcone-Borsellino, conosciamo la presidente Alfia Milazzo, e attraverso dei comunicati cerchiamo di appoggiare la loro richiesta.

Per quanto riguarda l’orchestra Falcone-Borsellino, sappiamo che forse hanno avuto assegnate due stanze in una scuola…?

Non lo so, so solo che pure loro sono una bella realtà…

Non avrebbero fatto meglio ad insistere per avere una sede stabile?

Magari loro hanno sperato che questo contratto si potesse prolungare. A volte, se hai veramente bisogno, pur di andare avanti e non sprecare il lavoro svolto, dico magari a volte fai dei compromessi che però non sono sempre negativi.  Poi c’è un’altra cosa; mi è spesso capitato di essere contattata da associazioni che non hanno una sede, e sentendo parlare di beni confiscati chiedono informazioni sull’iter per l’assegnazione, approfondendo scopro sempre più spesso che non ci hanno nemmeno provato. Allora penso, che una campagna mediatica non sarebbe sbagliata, se alle spalle ci fosse una realtà solida, ben consolidata sul territorio che dia la possibilità di raggiungere l’obiettivo.

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