Da Sant’Alfio (CT) a Monforte San Giorgio (ME), 120 km in cammino per imparare a distinguere tra superfluo e necessario.

E’ necessario liberarsi dalle ansie della quotidianità, liberare la mente dagli stress e scaricare l’energia negativa accumulata; bisogna accettare le dinamiche del gruppo, imparare a conviverci e condividere le proprie conoscenze, sensazioni e stati d’animo; è importante possedere spirito d’adattamento e imparare a camminare con passo lento, per valorizzare l’incontro con le persone e con la natura e per scoprire anche la bellezza del silenzio, dell’ascoltare il proprio passo, il proprio respiro e i suoni della natura.” E’ questo il decalogo per chi viaggia a piedi, definito da Luca, camminatore da sempre ed esperto del settore.
Inizio con lui la mia camminata, non lo conosco ancora, ma a primo impatto, trasmette positività e disponibilità al dialogo e alla condivisione: è Luca Gianotti, guida di viaggi a piedi e fondatore de “La Compagnia dei Cammini”, lavora nel settore da vent’anni, di origine modenese, ha lasciato un posto alla biblioteca del Comune, per aprire un agriturismo in Abruzzo e dedicarsi anima e corpo alla cultura del cammino.
E’ l’ultima tappa di un lungo cammino alla scoperta della Sicilia durato otto giorni, un percorso tra la montagna e il mare. Seguendo da sud a nord il verso dei Monti Peloritani, partendo da Sant’Alfio in provincia di Catania e avendo come meta Monforte San Giorgio in provincia di Messina.
Luca col suo fare tranquillo, inizia a parlare della compagnia: “Beh, il nucleo di questa camminata sono le guide della compagnia dei cammini, un’associazione che da vent’anni organizza cammini a piedi itineranti… ci sono quindici guide e alcuni affezionati soci: c’è chi viene dal Marocco, chi da Venezia, tre o quattro dal Piemonte, altri dalla Francia e altre persone esterne con cui abbiamo costruito rapporti, per esempio tutto il gruppo di Li Calzi e dell’economia solidale siciliana Arcipelago Siqillyàh. Roberto Li Calzi, credo sia uno degli esempi di orgoglio in Italia, per far funzionare un’economia diversa, un’economia altruista”.
Inizia così un lungo discorso centrato su un nuovo stile di vita, su un’economia basata sulle relazioni personali, sulla fiducia e sul fatto che tutti devono stare meglio, sull’apporto che ha dato Liliana un membro della compagnia, che ha lavorato a una sorta di Cinefestival di corti lanciando un messaggio positivo ispirato al cambiamento, e il contributo del giornalista Daniel Tarozzi che, attraverso il suo sito “L’Italia che cambia” e un libro sul mondo dell’economia solidale, è andato a tracciare una mappa di tutte quelle realtà che in Italia stanno cambiando.
Il percorso per lo più in salita continua, ma la fatica sembra non avvertirsi. Attraverso la conversazione, la mente si distrae e viene trasportata all’interno di quelle che sembrano essere nuove prospettive, nuovi orizzonti, tra un concetto e un esempio di quello che potrebbe essere un percorso alternativo al disagio quotidiano Luca aggiunge: “Questo che portiamo in giro è un cambiamento a 360°; investe ogni parte della società. Noi ad esempio facciamo un turismo responsabile solidale che porta le persone ad entrare nei luoghi a piedi, a piccoli passi, dando la possibilità a tutti di fare un processo di conoscenza molto più profondo perché chi va a piedi entra in relazione con i luoghi, con le persone e lo fa con grande attenzione,  non solo a livello ambientale con impatto zero, attenzione all’acqua ma anche socialmente. Si ha una grande responsabilità. Il turismo di massa è una malattia devastante, distrugge i territori più poveri e li spoglia. Noi siamo una piccola famiglia, cerchiamo di distribuire la nostra micro economia fatta di piccoli gruppi di quindici persone in modo che non ci siano squilibri economici che invece il turismo di massa crea“.
Più consapevole di questa nuova filosofia del camminare e spronato a scoprire l’identità dell’associazione, chiedo a Luca di raccontarmi le origini della loro iniziativa. Con entusiasmo risponde: “L’Associazione esiste da vent’anni, prima si chiamava Boscaglia, da tre anni organizziamo centoventi viaggi l’anno, siamo venti guide, c’è chi ne fa quindici, chi cinque, a seconda, sono viaggi per piccoli gruppi che servono culturalmente per entrare nello spirito del luogo, facendo attenzione ai cibi e all’essenziale. Una volta l’anno, abbiamo deciso di fare la camminata evento “Compagni di cammino”. Il primo anno nacque dall’idea di andare a piedi alla Conferenza Nazionale sulla decrescita, che era a Venezia e li ci dicemmo: “la decrescita ha un valore fondamentale perché bisogna decrescere per scelta, non perché c’è una crisi economica, prendendola come opportunità e non come un problema, ma decrescere vuol dire rivedere i propri consumi, rivedere lo stile di vita consumistico”,  allora abbiamo detto: “Il camminatore è perfetto in questo, in quanto, è essenziale,  io ad esempio ho tutto in uno zaino e quindi unendoci a una carovana siamo andati alla manifestazione a portare il messaggio che i camminatori sono da tener in considerazione all’interno del movimento della decrescita”.
La Compagnia dei Cammini ha definito così la nostra terra: “La Sicilia delle meraviglie” e ci sono venuti per raccontare storie di cambiamento: dai Peloritani sperano possano nascere altri cammini e se ne sono talmente invaghiti che vogliono far nascere un cammino che tutti gli anni percorrerà questi luoghi. Non mostreranno solo il bello dell’isola, ma anche le brutture che dichiarano di aver trovato soprattutto lungo la costa, ribadendo il concetto che il futuro è basato sul rapporto profondo con la natura… è loro intenzione cercare di portare sempre un messaggio positivo, senza cadere nella lamentela e attraverso i racconti, indicare la strada verso un concreto cambiamento.

Alfredo Magnanti

Nato a Catania nel 1974, a diciassette anni completa gli studi umanistici e nel 2003 si laurea in Architettura presso la Facoltà di Reggio Calabria. Dallo studio della composizione e dalla gestione e realizzazione di renders fotorealistici usati per illustrare i progetti architettonici, nasce l'interesse per l'utilizzo dell'immagine fotografica come mezzo espressivo. Affascinato dall'universo fotografico, nel 2008 frequenta un corso base di fotografia analogica e digitale presso l'Associazione fotografica "Le Gru" di Valverde, alla quale si associa. Successivamente segue un corso avanzato di fotografia digitale presso lo studio professionale del fotografo Ignazio Mormino a Catania. Acquisita dimestichezza con la macchina fotografica, si appassiona al racconto fotografico e al reportage; nel 2013 frequenta un workshop di fotografia giornalistica tenuto dal fotoreporter catanese Fabrizio Villa è patrocinato dalla "Nikon School", lo stesso anno, partecipa ad un workshop di reportage fotografico seguito del fotogiornalista Emiliano Mancuso in collaborazione con il National Geographic Italia. Nel 2014, presso l'associazione GAPA di Catania, frequenta un ulteriore corso di fotografia sociale e giornalistica tenuto dal fotogiornalista Giovanni Caruso, il fotoreporter Alessandro Romeo e la fotografa Mara Maria Trovato, conclusosi con un seminario del fotogiornalista Tano D'Amico e impreziosito dalla cooperazione con le redazioni de "I Siciliani giovani" e "I cordai", con le quali attualmente collabora.

Daniela Calcaterra

La specializzazione in Progettazione Artistica per l'Impresa e quella in Conservazione, Tutela e Gestione dei Beni Storico Artistici, conseguiti presso l'Accademia di Belle Arti di Catania hanno accresciuto l’esperienza nel settore fotografico. Col tempo è maturata la consapevolezza della rapidità ed unicità intrinseche nel medium fotografico, tanto da sceglierlo tra i tanti strumenti atti a raccontare i piccoli frammenti del vissuto che costituiscono buona parte della memoria collettiva.

Alfredo Magnanti

Nato a Catania nel 1974, a diciassette anni completa gli studi umanistici e nel 2003 si laurea in Architettura presso la Facoltà di Reggio Calabria. Dallo studio della composizione e dalla gestione e realizzazione di renders fotorealistici usati per illustrare i progetti architettonici, nasce l'interesse per l'utilizzo dell'immagine fotografica come mezzo espressivo. Affascinato dall'universo fotografico, nel 2008 frequenta un corso base di fotografia analogica e digitale presso l'Associazione fotografica "Le Gru" di Valverde, alla quale si associa. Successivamente segue un corso avanzato di fotografia digitale presso lo studio professionale del fotografo Ignazio Mormino a Catania. Acquisita dimestichezza con la macchina fotografica, si appassiona al racconto fotografico e al reportage; nel 2013 frequenta un workshop di fotografia giornalistica tenuto dal fotoreporter catanese Fabrizio Villa è patrocinato dalla "Nikon School", lo stesso anno, partecipa ad un workshop di reportage fotografico seguito del fotogiornalista Emiliano Mancuso in collaborazione con il National Geographic Italia. Nel 2014, presso l'associazione GAPA di Catania, frequenta un ulteriore corso di fotografia sociale e giornalistica tenuto dal fotogiornalista Giovanni Caruso, il fotoreporter Alessandro Romeo e la fotografa Mara Maria Trovato, conclusosi con un seminario del fotogiornalista Tano D'Amico e impreziosito dalla cooperazione con le redazioni de "I Siciliani giovani" e "I cordai", con le quali attualmente collabora.

Francesco Nicosia

La creatività e la passione del racconto mi hanno sempre portato a conoscere diversi media, dalla scrittura creativa, alla composizione musicale, fino ad arrivare alla fotografia. Le conoscenze acquisite durante la formazione nel settore informatico, mi permettono di trasmettere il mio amore per la fotografia anche attraverso i più moderni mezzi di diffusione della comunicazione. Il progetto artistico "Half faces", realizzato nel 2014, mi ha permesso di mettere insieme le due tecniche, fotografica e pittorica, creando delle opere In cui, la luce degli occhi e l’anima dei personaggi ritratti escono fuori, mostrando talvolta il lato estetico e anche il più intimo. Ed è questo l'obiettivo che propongo nei miei reportage fotografici: essere quanto più coerente possibile con la realtà che si mostra ai miei occhi.

Dario Lo Presti

Dario Lo Presti nasce a Catania nel 1983. Inizia ad appassionarsi alla fotografia negli anni universitari, sostenendo alcuni esami e frequentando un laboratorio di fotogiornalismo umanistico e sociale. Nei primi mesi del 2013 segue un corso di fotografia avanzato con la fotografa professionista Rosaria Forcisi, con l’obiettivo di sviluppare le tecniche fotografiche di base, affinare le sue capacità creative/visive e approfondire la conoscenza dei vari generi della fotografia professionale. Nello stesso anno collabora con l’Associazione Culturale Artea come fotografo degli eventi.

Ivana Sciacca

Laureata in Scienze della comunicazione, volontaria GAPA e collaboratrice de I Cordai e de I Siciliani giovani ha coniugato la vocazione per il sociale, la passione per la scrittura e la magia della fotografia. Da questo connubio è nata la volontà di provare a guardare ciò che ci circonda con occhi nuovi: uno sguardo che non si assopisce nel torpore della quotidianità e che si traduce attraverso l’immanenza delle immagini e la spinta riflessiva richiesta dalle parole.

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