Con o senza l’albo, l’Antimafia continua!

Il nostro Direttore continua ad essere uno dei “ragazzi” di Pippo Fava, anche se ormai sono passati trent’anni, anche se ormai siamo noi ventenni e trentenni a circondarci, prima ancora che della sua professionalità, della sua umanità per portare avanti non un semplice progetto giornalistico ma una missione. Perché la Verità non può che essere una vocazione: come tale è stata perseguita da Fava e così è stata tramandata a noi, ancora accesi, infiammati in quello che facciamo giorno dopo giorno in questa terra ormai assuefatta alla miseria interiore ed esteriore.

Cercare di radiare dall’albo dei giornalisti uno come Riccardo Orioles è un gesto vile che va al di là della semplice tentata estromissione. Ha un significato politico da cui non si può prescindere, e purtroppo si ricollega amaramente, quasi a squarciarla come un lampo, all’attività di denuncia che da anni perseguiamo nelle pagine del nostro giornale.

Se qualcuno pensa di cancellare lo spessore umano di Riccardo e la sua attività professionale con un colpo di spugna, ha fatto i conti male. Peggio: si è dato la zappa sui piedi. Il nostro Direttore ha preso le redini di questa testata dopo la morte di Fava ma volendolo avrebbe potuto vendersi al miglior offerente, così come fanno molti professionisti del settore. Invece ha preferito rimanere un artigiano delle parole, senza nessun effetto scenico e senza alcuna convenienza.

La libertà, l’onestà di un uomo non si compra con una manciata di quote associative all’albo, tanto più se il “verdetto” proviene da uno degli uomini di Mario Ciancio, il caro editore che gioca a fare il monopolista dell’informazione siciliana e su cui pende un processo per concorso esterno in associazione di tipo mafioso…

Quanto scomodo continua ad essere cercare di fare giustizia attraverso l’informazione? Quanto dura continua ad essere questa lotta per la Verità, nient’altro che la Verità? Il prezzo continua ad essere altissimo, e la ricompensa non è mai in denaro. Fava, Impastato, Falcone, Borsellino e tanti altri hanno pagato con la stessa vita questa vocazione ma ciò che ci hanno lasciato non permetteremo a nessuno di scalfirlo: né all’amministrazione di turno, né ai monopolisti dell’informazione, né a tutti i sordo-muti-ciechi di questa terra che dell’indifferenza continuano a farne uno stile di vita.

I Siciliani Giovani è una testata che non è nata per fare business né tantomeno per chinarsi al mecenate di turno. Indipendente è nata e tale rimarrà. Il fatto di non navigare nell’oro non sarà mai un pretesto per spacciare mezze verità o coprire di riverenze i signorotti di turno. Questo modo di operare non ci apparterrà: MAI.

Aver cercato di radiare il nostro Direttore equivale ad aver cercato di radiare tutti noi dalla lotta quotidiana, noi che ogni mattina ci alziamo per guardarci attorno e invece di limitarci a farci il sangue amaro, ci sbattiamo per azionare quell’interruttore chiamato coscienza, ci ruzzoliamo per portare sotto i riflettori tutto il fango che ci sormonta: con pochi mezzi sì, ma la parola è potente. La parola sbeffeggia, umilia, lacera.

Naturalmente non di parole ci si nutre ed è per questo che il nostro giornalismo diventa un FARE: fare luce, fare chiarezza, fare giustizia. O almeno provarci.

Se i quotidiani siciliani se la facevano o se la fanno addosso a riportare la parola “mafia” nelle loro pagine, il nostro giornale la continuerà ad urlare e a denunciare, con o senza l’albo.

Autore

Ivana Sciacca

Laureata in Scienze della comunicazione, volontaria GAPA e collaboratrice de I Cordai e de I Siciliani giovani ha coniugato la vocazione per il sociale, la passione per la scrittura e la magia della fotografia. Da questo connubio è nata la volontà di provare a guardare ciò che ci circonda con occhi nuovi: uno sguardo che non si assopisce nel torpore della quotidianità e che si traduce attraverso l’immanenza delle immagini e la spinta riflessiva richiesta dalle parole.

 

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