Ad Augusta si lotta per il promontorio di Punta Izzo

Gentaglia a noi? Solo perché facciamo il bagno?” una delle signore che ha partecipato al presidio tenutosi ieri ad Augusta, sulla spiaggetta del Lungomare Granatello, non fa che scuotere la testa disgustata e arrabbiata.

Ero con mio marito sugli scogli, c’eravamo arrivati in barca. Ad un tratto vengono i carabinieri e ci dicono che lì non possiamo stare e che ci conviene andarcene subito perché altrimenti non ci saranno soldi che potranno bastare per pagarci l’avvocato!”.

Punta Izzo, uno dei tratti di costa selvaggia più belli dell’isola, non è fruibile dai cittadini, o meglio: non è fruibile da tutti i cittadini. È zona militare – dicono – ma in realtà se paghi e mostri il pass puoi tranquillamente balneare. È una meraviglia della natura questa zona ma, anziché essere valorizzata, da oltre un secolo viene utilizzata a scopo militare. Fino a qualche tempo fa infatti era attivo un poligono di tiro dove si svolgevano esercitazioni con armi da fuoco, tant’è che ancora vi sono bossoli abbandonati tra le rocce, e di bonificarla non se ne parla proprio.

Ieri gli augustani si sono radunati perché invece di vivere in prospettiva di strategie militari che nulla hanno a che fare con la loro vita quotidiana – ma solo con gli interessi delle grandi potenze economiche – preferirebbero fare un bel bagno. “Smilitarizziamo Punta Izzo” è lo slogan del coordinamento che ha organizzato il presidio e che non ha dubbi sul fatto che questo promontorio appartenga alla gente e quindi debba essere tutelato e destinato all’istituzione di un parco naturale.

La solidarietà agli augustani arriva anche da Niscemi, dove il Comitato No Muos è l’emblema di come si possa e si debba difendere la propria terra con le unghie e con i denti. Le bandiere della pace e quelle del No Muos sventolano sulla spiaggetta e sono diverse le persone che alle dieci del mattino smettono di rilassarsi in riva al mare per partecipare all’assemblea. Prendono la parola al megafono rappresentanti di diversi comitati, ma soprattutto comuni cittadini stanchi di sopportare soprusi. “Non è possibile che ci debbano ancora essere cittadini di serie A e di serie B!” dice una giovane ragazza riferendosi al fatto che sono solo i comuni cittadini ad essere privati della possibilità di poter balneare a Punta Izzo. “Io sono ritornata ad Augusta dopo tanti anni e mi sento in dovere di difendere i miei diritti, la mia terra!” le fa da eco un’altra signora.

Il sole comincia a farsi cocente ma non basta per smorzare la rabbia degli augustani. E visto che l’unione fa la forza, insieme decidono di improvvisare una passeggiata proprio all’interno della zona “proibita”. Ma qui devono fare i conti con militari, carabinieri e digos che li bloccano all’ingresso del cancello. “Il corteo non è autorizzato e quindi voi qui non potete entrare” dice uno dei comandanti del commissariato di Augusta.

Ma vogliamo fare solo una passeggiata. Mettiamo via anche gli striscioni se il problema è il corteo!” dice uno dei manifestanti. Ma i militari sono categorici: da lì non passa lo straniero, ops… non passano i (comuni) residenti mortali! Si cerca di mediare, si cerca il dialogo, in maniera pacifica. Inizia un vero e proprio braccio di ferro tra cittadini e forze dell’ordine, mentre le macchine dei “privilegiati” che pagano continuano a oltrepassare il cancello indifferenti. “Stiamo manifestando anche per voi!” urla loro Gianmarco “Non dovreste pagare quattro euro per godervi quello che è vostro, nostro!”.

Visto che pare inutile stare lì a cercare di far cambiare idea agli uomini in divisa, si decide di accedere all’area in questione per vie traverse, affrontando a piedi una ripida salita in quella zona militare disseminata ovunque da villini privati – quando si dice il paradosso!

Un venticello benevolo accarezza i volti arrabbiati ma tuttavia allegri dei manifestanti che si inerpicano per le stradine di campagna inseguiti – buffamente – dalle auto della digos. Una volta arrivati nella seconda entrata, si ripresenta lo stesso copione: le forze dell’ordine hanno già sbarrato l’ingresso e non fanno entrare nessuno. “E ora cosa avete intenzione di fare?” domanda sarcastico uno dei militari. “Beh, faremo un ultimo tentativo da un’altra parte, magari andrà a vuoto ma lo faremo lo stesso” gli risponde qualcuno.

Continua la passeggiata e continua l’inseguimento. Lo scopo è farsi il bagno in quelle acque. Si trova un varco in un pezzo di terra selvaggia, e ci si lascia scivolare giù, tra sassi e arbusti. Lì non vi è nessun cartello che dice che si tratta di una zona militare e quando i poliziotti si fanno trovare giù intimidendo i manifestanti perché così facendo “si beccheranno una denuncia”, la scena è assurda ma esilarante: i cittadini si tuffano finalmente in acqua con le bandiere della pace mentre i militari ripetono loro come un mantra che da lì devono andarsene. “Ma che avete intenzione di fare?” chiede uno dei capi in divisa. “Nulla, facciamo un bagno per ora e prima o poi ci riapproprieremo di questa zona!” risponde un ragazzo. Ma non tutto è esilarante perché, mentre avviene tutto ciò, i manifestanti vengono ripresi con videocamere e identificati. Li attenderanno in questura il giorno dopo e saranno denunciati… per aver fatto un bagno nel loro mare.

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